domenica 5 maggio 2013

CINQUE MAGGIO




Il cinque maggio è un’ode scritta da Alessandro Manzoni nel 1821, in occasione della morte di Napoleone Bonaparte in esilio sull'isola di Sant'Elena.

Manzoni la scrisse di getto in tre giorni dopo aver appreso le circostanze della morte di Napoleone e vuol mettere in risalto oltre alle battaglie e le imprese dell’ex imperatore la fragilità umana e la misericordia di Dio.

Manzoni restò colpito nel venire a sapere chedurante l’esilio Napoleone ricevette i sacramenti cristiani. Manzoni immagina come doveva soffrire Napoleone rinchiuso in quell'isoletta dispersa e immagina anche come la fede e Dio abbiano avuto compassione nei confronti di Napoleone.






Ei fu.
Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fè silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo dè manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! Forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l'avviò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! Benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.

Alessandro Manzoni

venerdì 15 marzo 2013

LE IDI DI MARZO

2054 anni orsono, a Roma, fu commesso uno fra i più orrendi crimini della storia.
Il 15 marzo 44 a.C., chiamate secondo il calendario Romano, “le Idi di marzo”, Caio Giulio Cesare venne barbaramente ucciso durante una seduta del Senato di Roma.
Fu assassinato dagli stessi nemici a cui aveva concesso la sua clemenza, da quegli amici a cui aveva concesso sempre onori e gloria e anche da coloro che aveva nominato eredi nel suo testamento.
Il popolo di Roma lo pianse sinceramente.
Presero parte alla congiura più di sessanta persone. A capo ne erano gli ex-pompeiani Caio Cassio, praetor peregrinus, e Marco Bruto, praetor urbanus. Alla congiura aderirono anche alcuni cesariani, tra cui Decimo Bruto, console designato per l'anno seguente, e Trebonio, uno dei migliori generali di Cesare destinato al consolato nel 42.Uma vera imboscata a tradimento!
Cassio era il promotore e il vero capo della congiura. Marco Bruto aderì poco prima dell'assassinio, dando una parvenza di nobiltà all'azione. Infatti Marco Bruto era considerato un filosofo stoico, al di sopra degli interessi venali personali o di classe, benché facesse l'usuraio.
I congiurati furono a lungo incerti se trucidarlo in Campo Marzio mentre faceva l'appello delle tribù in occasione delle votazioni, oppure se aggredirlo sulla via Sacra o all'ingresso del teatro.
Ma quando il Senato venne convocato nella Curia di Pompeo per le Idi di marzo (15 marzo), preferirono quel tempo e quel luogo. I congiurati portarono in Senato delle casse contenenti armi, facendo finta che fossero documenti. Inoltre appostarono un gran numero di gladiatori nel teatro di Pompeo, a poca distanza dalla Curia.
Il giorno delle Idi, Cesare non si sentiva bene. Calpurnia, sua moglie, la notte ebbe dei tristi presentimenti e lo scongiurò di non andare in Senato. Gli indovini avevano fatto dei sacrifici e l'esito era stato sfavorevole.
Cesare pensò anche di mandare Marco Antonio ad annullare la seduta del Senato.
I congiurati inviarono quindi Decimo Bruto per esortare Cesare a presentarsi in Senato e informarlo che i senatori erano arrivati già da tempo e lo stavano aspettando. Annullare la seduta a quel punto sarebbe stata un'offesa per i magistrati.
Cesare si fidò dell’amico fedelissimo Decimo Bruto, addirittura nominato suo secondo erede nel testamento.
Verso l’ora quinta, circa le undici del mattino, Cesare si mise in cammino, effettuò le pratiche religiose previste ed entrò nella Curia. Il console Marco Antonio rimase fuori trattenuto da Trebonio.
Cesare era senza la guardia del corpo perchè proprio poco tempo prima aveva deciso di abolirle.
I suoi accompagnatori erano solo senatori e cavalieri.
Appena si fu seduto, i congiurati lo attorniarono come per rendergli onore.
Cimbro Tillio cominciò a perorare una sua causa. Cesare fece il gesto di allontanarlo per rinviare la discussione e Tillio lo afferrò per la toga.
Quello era il segnale convenuto per l'assassinio.
Publio Servilio Casca colpì Cesare alla gola. Cesare reagì, afferrò il braccio di Casca e lo trapassò con lo stilo. Tentò di alzarsi in piedi, ma venne colpito un'altra volta.
Cesare vide i pugnali avvicinarsi da ogni parte. Allora si coprì la testa con la toga e con la mano sinistra la distese fino ai piedi. Voleva che la morte lo cogliesse dignitosamente coperto.
Ricevette 33 ferite. Ma solo al primo colpo si lamentò.
Poi ci fu solo silenzio.
Cadde a terra esanime.
I senatori fuggirono in preda al panico.
Rimasero solo i congiurati.
Tre schiavi deposero il cadavere su di una lettiga e lo riportarono a casa.
Cesare aveva 56 anni.
La vigilia delle Idi, discutendo su quale fosse la morte migliore, aveva detto a Marco Lepido "Ad ogni altra ne preferisco una rapida ed improvvisa".
E così era stato.

domenica 3 febbraio 2013

L’Occidente non sa più giocare


A più di sessant’anni dalla morte, l’acuta e arguta opera del fratello del famoso Ernst Junger consente di leggere a fondo le ragioni di una crisi epocale.





In questa lenta grigia estenuante agonia dell’Occidente dove cercare una salvezza?
Nella politica?
Nella tecnologia?
Nel sesso selvaggio o nella meditazione trascendentale?
Nella rivoluzione o nelle riforme?
Nell’ingegneria genetica o nei mondi virtuali?
La strada giusta, secondo Friedrich George Junger (1898-1977) è un'altra: il gioco.
È una ri­cetta “dettata” da Schiller nel 1795 e ripresa da tutti quei maestri del “pessimismo culturale”, come Schope­nhauer, Nietzsche, Rilke, Spengler e Benn, ai quali Junger si collega.
Friedrich George Junger è il fratello minore del più famoso Ernst (1895-1998) la ideò in un libro del 1953, che circa dieci anni fa è stato portato a conoscenza dei lettori italiani: Saggio sul gioco. Una chiave per com­prenderlo" (Ideazione edi­trice).


È passato più di mezzo secolo dopo, ma quel libro è ancor più valido che mai, dato che nell’intervallo di tempo, le intui­zioni dell’autore sono state confermate, purtroppo, ad abundantiam: una civiltà che non sa più giocare, è condan­nata alla decadenza.


Il gioco, infatti, è una parte in­tegrale della festa e la sua ciclicità attribuisce un senso cosmico e antropologico alle ricorrenze dell’anno.
La festa è il giorno in cui non si lavora, ma si gioca, è il tempo libero che consente l’espressione gioiosa della personalità.
Oramai invece abbiamo perduto il senso del “giorno di festa”.
La nostra civiltà del tutto-mercato che valuta il progresso del paese dall'in­cremento della produttività lavorativa e per la quale, la domenica restano aperti i mega-stores, secondo l'imper­ativo del consumismo “com­pra e fuggi”, ha reso la questione difficilmente comprensi­bile.
Il grande scienziato Carlo Linneo definì l’uomo “sa­piens”, in base alla sua gran­dezza in quanto “pensante”, soprat­tutto quando si stacca dall’utile e diviene “speculazio­ne”;  Bergson lo definì “fa­ber”, perché fabbrica il mondo con la scienza e la tecnica.
Per  Junger la grandezza del­l’uomo e soprattutto nel gio­co: “homo ludens”, come aveva detto poco prima di lui lo storico olandese Huizinga.
Il gioco, infatti, è una attività che ha in se stessa, il suo fine, dunque una attività libera, a differenza del lavoro che ha il suo fine fuori di sè.


Non è certo la serietà che distingue il lavoro dal gioco.
Anzi Pascoli parla di «gioco serio al pari del la­voro» e per un “socialista” era già molto!
In realtà il vero gioco è molto più serio del lavoro.
Quando gioca, l'uomo è come Dio che creò il mondo «per gioco».
I sociologi della nostra ci­viltà la definiscono anche “ludica”, cioè una civiltà dove il “ludus” è prevalente sul lavoro.
E davvero tutto sembra, oggi, un gioco.
Gioco la politica, gioco la scuola, gioco gli audiovisivi, gioco le lotterie in numero sempre crescente. Gioco l’amore, sia quello reale, che quello virtuale; gioco l’evasione chimica …in un’“altro mondo”. Gioco la discoteca, gioco lo sport, il casinò e le corse dei cavalli.
Segno che l'uomo senza gioco non può vivere.
Ma non sempre ciò che viene chiamato gioco lo è vera­mente.
Basterebbe pensare allo sport, che con lo spirito religioso di Olimpia non ha più molto in comune e si è trasformato fu industria e spettacolo.
Merito non piccolo di que­sto elegante e raffinato saggio è di saper cogliere, in ogni manifesta­zione della vita, la presenza del gioco, e, insieme, la sua degenerazione, che mai aveva rag­giunto i livelli del nostro tempo.
Si pensi alla caccia: un gioco da sempre, dato che l’uomo, a differenza dell’ani­male, la esercitava senza motivi di utilità, spesso in collega­mento con la religione.
Ma oggi è sempre meno gioco: le armi della caccia, dal me­dioevo a oggi, si sono a tal punto perfezionate, da eliminare ogni rischio.
Al contrario di quanto ancora av­viene in uno dei giochi, anzi dei riti, più carichi di senso, la corrida (alla quale il libro dedica delle pagine stupefacen­ti).


Dove il gioco raggiunge il massimo di gioia e soddisfa­zione è nell’amore: «Che gli innamorati siano sufficienti a se stessi, che non desiderino altro che se stessi, che la pura inclinazione, che non si con­fonde con un fine o un utile, non conosca neppure fine ed utile, nè sopporta di esservi vincolata, tutto ciò l'avvicina al gioco».
Un gioco oggi lar­gamente perduto.
Dato che non è gioco, l’eros tranquil­lante e distaccato, cui spesso lo si riduce negli spot (“far bene l'amore fa bene all’amore”) , quasi alla stregua di una pillola o di una “dose”...


Il sentimento vi è sottomesso al calcolo della ragione stru­mentale: «È ridicolo dire che l'amore è sport, esercizio fisi­co, ginnastica. Che non sono più giochi puri, cioè privi di qualsiasi relazione con uno scopo o un utile al di là del gioco».
La crisi della civiltà occi­dentale, nonostante la sua ricchezza, le sue perfezioni tecnologiche, appare in tutta evidenza nell’incapacità di giocare, ossia di realizzare nel gioco il trinomio salvifico di libertà, legge e piacere.
Senza negare l’utilità del lavoro, Junger ripropone il gioco vero, quello di che tutte le civiltà tradizionali sono state capaci. Quello per cui Eraclito vede­va «nel tempo, il regno di un bambino che gioca con le tessere di una scacchiera»; quello per cui Nietzsche po­teva affermare che «nel gioco, ciò che è inutile, può essere considerato come l’ideale dell’uomo sovraccarico di forza»

mercoledì 12 dicembre 2012

«DESTRA» o «SINISTRA»?: ci aiuta il dizionario.

Si sa, qualsiasi dialogo, ad un certo punto, sfocia sempre  in politica:
 «Io son di “destra”!!!».
«Per carità! Io sono di “sinistra”!!!!».
Ma che cosa si intende dire?
«I terminidestrae sinistra hanno fatto il loro ingresso nel linguaggio politico moderno durante la Rivoluzione francese, nel periodo della Costituente» ci spiegano bene Franco Ferraresi e Anna Elisabetta Galeotti nel libro “Destra/sinistra «e più precisamente in occasione del dibattito sul diritto di veto del re: quanti erano favorevoli a concedere al monarca il diritto di veto incondizionato sui lavori dell’assemblea sedevano a destra, i contrari sedevano a sinistra. La destra fu quindi identificata con i "realisti" e divenne sinonimo di conservazione, reazione e gerarchia; la sinistra fu identificata con le forze rivoluzionarie e dunque associata a progresso, uguaglianza, innovazione.
Da allora la scena politica ha subito le trasformazioni più straordinarie, che ne hanno radicalmente modificato la fisionomia; la distinzione “destra/sinistra” è però rimasta a dividere in due il campo della politica, identificando e connotando azioni, movimenti, ideologie e regimi…
Naturalmente i contenuti e i significati attribuiti alla dicotomia si sono modificati, sostituendosi e in parte sovrapponendosi a quelli originari, mutando di segno e invadendo sfere in precedenza sottratte alla connotazione politica».

Ancora adesso noi usiamo, quasi tutti i giorni, questi termini nel nostro modo di parlare sebbene qualcuno dice che non esiste più la destra e la sinistra...
 Ma ci  siamo mai domandati quale significato molteplice (o per usare un parolone "polisemantico") non solo politico, abbiano acquisito questi termini oggi?

Proviamo pensare a queste due parole: proviamo ad esempio a descrivere con un aggettivo, un rumore che – nel cuore della notte - ci sveglia provocandoci ansia e apprensione. Diremo un rumore sinistro”.
Oppure – ad esempio – imbottigliato nel traffico, ad un incrocio, ci tamponano in auto. Andremmo immediatamente dall'assicurazione per la “denuncia di un sinistro”.
E a proposito di incroci. A chi spetta la precedenza secondo il Codice della Strada? A chi proviene da destra o da sinistra?
Proviamo invece  a descrivere un nostro caro amico, una persona di cui di fidiamo ciecamente nel nostro lavoro. Diremo “è il mio braccio destro”.
E come definiamo un'azione fatta in barba alle norme? Sarà un tiro mancino”.

Ancora adesso c’è poi un modo di dire: “a destra e a manca”, dove per “manca si intende “sinistra”. Che quindi.... “manca” di qualcosa.
Ma usciamo fuori dai nostri confini!
In inglese come si dice “destra”? «Right», cioè “giusto”.
E “sinistra”? «Left», ovvero participio passato del verbo “to leave” (lasciare, partire, abbandonare) quindi “left = partito, lasciato, abbandonato”.

E il francese dei nostri cugini d’oltralpe?
«Gauche» significa sinistra come anche “goffo, maldestro, impacciato”.

Aggiungiamo anche – last but not least – una citazione dal “libro dei libri”: la Sacra Bibbia.
Nel Vangelo di Matteo, al capitolo XV, versetti 32 e seguenti troviamo questa esaustiva descrizione del giudizio finale:
«E si raduneranno dinanzi a lui tutte le nazioni, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecorelle dai capretti : e metterà le pecorelle alla sua destra, e i capretti alla sinistra. Allora il Re dirà a quegli, che saranno alla sua destra: “venite, benedetti dal Padre mio, prendete possesso del Regno preparato a voi sin dalla fondazione del mondo”. (…) Poi dirà a coloro, che saranno alla sinistra:via da me, maledetti, al fuoco eterno, che fu preparato per il diavolo, e per suoi angeli”.
Questi (a sinistra!) all'eterno supplizio e i giusti (a destra!) poi alla vita eterna».
Ed infine… sempre secondo la Sacra Scrittura, il quale lato “siederà il Figlio di Dio”?
Alla “destra” o alla “sinistra” del Padre?

sabato 1 dicembre 2012

I MEDIA E LE SCOPERTE MEDICHE : non tutto ciò che scrivono è vero; non scrivono tutto ciò che è vero

Vi è mai capitato rovistare affannosamente in qualche scatolone nella soffitta della nonna per cercare un qualcosa che vi serve e trovare –invece- tutt’altro, che non era assolutamente nelle vostre mire, di cui non conoscevate minimamente l’esistenza ma capace d’attirare particolarmente il vostro interesse…
Bene, qualche tempo fa mi è capitato una cosa molto simile: mi trovavo a scartabellare fra volumi impolverati in una biblioteca in cerca di materiale per motivi di studio. Tra un volume e l’altro mi sono imbattuto in una rivista scientifica.
il prof. Johannes Lelkens, emerito docente
di fisiologia dell’Università di Maastrict
Nella copertina si annunciava con aggettivi eclatanti un saggio (zeppo di numeri, citazioni, statistiche e dati scientifici) del 1994 del prof. Johannes Lelkens, emerito docente di fisiologia dell’Università di Maastrict, allora docente all’Istituto “Meedo” di Karkrade (Olanda).
Fui colpito da quegli aggettivi roboanti che lasciavano presagire una scoperta del secolo. Ma quella rivista risaliva al dicembre 1993 : quasi vent’anni fa!
Mi soffermai a pensare: possibile che, se tale saggio era tanto rilevante, non fosse balzato all’onore delle cronache prima? Come mai il prof. Johannes Lelkens non è stato insignito del premio Nobel per la Medicina? Chi era questo novello Carneade?
Spinto da curiosità iniziai a leggere e rimasi a bocca aperta! Che cosa rivelava di straordinario il prof. Lelkens?
Che sui preservativi è in atto una colossale truffa. Erano tutti dati sconvolgenti sulla (non)efficacia dei preservativi. Il tutto supportato da minuziosi e dettagliati dati scientifici, nonché citazioni, statistiche.
Allora perché questi dati non sono stati mai resi noti in questi quindici anni?
In tutti i casi si nasconde una colossale truffa! Per giunta una truffa alle spalle dei giovani ai quali viene descritto il preservativo come un toccasana, una bacchetta magica, uno scudo per poter esaudire tranquillamente (o quasi!) le proprie esigenze fisiche senza alcuna preoccupazione.
Alla luce delle ricerche del professor Johannes Lelkens, la struttura molecolare del lattice non impedirebbe assolutamente la trasmissione di malattie quali l’AIDS
Non solo! Anche dal punto di visto anti-concezionale (uso principale del preservativo da parte dei giovani per… evitare sorprese!) non raggiungerebbe il 100% della sicurezza!!!
La tesi del prof. Lelkens parte da una semplice constatazione: una donna utilizzando costantemente, in ogni rapporto sessuale, il preservativo ha tra il 9% e il 14% delle possibilità di rimanere incinta!
Se quindi 100 coppie, per un anno intero usassero esclusivamente il preservativo come anticoncezionale, circa 12 donne rimangono incinte.
Vabbè, si dirà questa è solo l’opinione del prof. Lelkens.
Ecco quanto afferma il prof. C.M. Roland: “Sulla superficie del preservativo la struttura originale appare al microscopio come un insieme di crateri e di pori. Più importante per la trasmissione dei virus è la scoperta di canali del diametro medio di 5 micron, che trapassano la parete da parte a parte. Ciò significa un collegamento diretto tra l'interno e l'esterno del preservativo attraverso un condotto grande 50 volte il virus".
Per il prof. Leopoldo Salmaso, medico epidemiologo e aiuto infettivologo presso l'ospedale di Padova "Il preservativo può ritardare il contagio, ma non arrestarlo". Poi fa un esempio:"Se un bambino ha il morbillo potremo tenerlo a casa (eliminando il rischio di contagio) oppure mandarlo a scuola facendogli indossare una mascherina. Ma con la mascherina contagerebbe i compagni di scuola in quindici giorni, anziché in uno. Ma l’epidemia generalizzata ci sarebbe egualmente".
Questo parere è stato confermato dai risultati delle ricerche condotte dal Federal Drugs Administration
Non dimentichiamoci poi che il profilattico durante il rapporto può subire lacerazioni (fino al 18,6% dei casi!), può provocare passaggio di liquido seminale se non utilizzato correttamente!
La dott.ssa Susan C. Weller che ha studiato la frequenza della trasmissione del virus aggiunge: “usando sempre il preservativo per un anno, tra coppie di marito e moglie nelle quali uno solo è sieropositivo ben il 30% delle persone sane si è ammalato nell'arco di un anno”. A questo punto sorge spontanea una domanda: perchè i risultati di queste ricerche non sono noti all'opinione pubblica? Forse per non ingenerare un panico di massa? Ma quando c'è di mezzo la nostra salute, non abbiamo tutti il diritto di sapere? Non sarà che la vendita di preservativi fattura milioni di dollari in tutto il mondo e simili notizie segnerebbero la fine di un così imponente business?
Se qualche produttore di condom avesse avuto la dimostrazione della falsità delle teorie “lelkensiane” non avrebbe elaborato una forte campagna stampa per sbugiardare a livello mondiale il professore emerito di fisiologia dell’Università di Maastrict?
Se invece sono stati zitti. Anzi…hanno anche insabbiato la questione!
Vuoi vedere che il professore aveva colto nel segno!!
Una vera truffa delle multinazionali della gomma – continua il professore olandese – e quel che è grave sulla pelle dei giovani ignari e convinti dell’assoluta sicurezza del profilattico, (e ciò è ancora più grave!) inducendoli a “giocare” alla roulette russa con la propria vita rassicurandoli riguardo ai propri personali “divertimenti”...
Abbiamo –allora – da una parte professori, luminari della medicina, secondo i quali l’uso del preservativo assurge quasi ad un obbligo morale per i giovani! - tacciando di oscurantismo la Chiesa, e dall’altro il professor Johannes Lelkens, che si ostina a mettere in guardia (sia dal punto di vista morale che medico) i giovani e accusa invece di truffa professori, luminari della medicina che issano lo stendardo del condom come panacea per tutti i mali!
Se qualcuno -fra i produttori di condom- avesse avuto la dimostrazione della fondata falsità delle teorie “lelkensiane” avrebbe senz’altro elaborato una forte campagna stampa a livello mediatico per sbugiardare il professore emerito di fisiologia dell’Università di Maastrict.
Se invece tutti sono stati zitti. Non solo, ma hanno anche fatto in modo di insabbiare la questione,.
Allora, vuoi vedere che il professore aveva colto nel segno!!
Perché da 20anni non si sentono altro che campagne di “…informazione”(?!) basate sul “save sex” ovvero sesso sicuro consigliando come rimedio l’uso del preservativo?
Allora chi ha ragione?
Conclusione: è in atto una colossale truffa!


Per giunta una truffa alle spalle dei giovani ai quali viene descritto il preservativo come un toccasana, una bacchetta magica, un "salvalavitapischelli!" come lo definì Fiorello, uno scudo per poter esaudire tranquillamente (o quasi!) le proprie esigenze fisiche senza alcuna preoccupazione, inducendoli a “giocare” alla roulette russa con la propria vita rassicurandoli riguardo ai propri personali “..divertimenti”.
Ma Fiorello forse non conosce neppure prof. Lelkens…
Ma nei mass media proliferano articoloni,trasmissioni, talk-shows nei quali si fa pubblicità spudoratamente palese ai condom come unico mezzo per non contrarre l’AIDS mettendo sulla griglia la Chiesa cattolica, come retrograda e oscurantista!!!


Fiorello forse non conosce neppure Suor Miriam Duggan …
Suor Miriam è una suora irlandese, laureata in medicina e svolgeva la sua attività presso le “Sisters for Africa” e nel 1987, ha lanciato il programma diprevenzione “Youth Alive”, per affrontare le cause principali della diffusione dell’HIV e aiutare i giovani a fare scelte responsabili per non contrarre l’AIDS, basate su fedeltà al matrimonio e astinenza.
E per questa iniziativa è stata recentemente premiata dall’University College di Cork per la sua dedizione ai malati di Aids/Hiv eper l’impegno nella lotta alla pandemia in Africa.
Tra il 1991 e il 2001 si è riusciti a ridurre del 10% il numero di persone infette (unico caso in tutta l’Africa!), e nel 2002 i casi di Aids hanno registrato un calo dal 28,9% al 9,8%.
Nel 2006 suor Miriam fu premiata dalla prestigiosa Università di Harvard e dall’Holy Cross College degli Stati Uniti, e nel 2008 ha ricevuto unpremio di riconoscimento per questa sua opera dal Presidente dell’Uganda.
Daniel Halperin ricercatore di Harvard, ha confermato che «l’unico vero mezzo per una decrescita delle nuove infezioni da Aids non è una massiccia diffusione del condom bensì la riduzione nei partner sessuali».

Tutto questo è stato anche confermato dal dott. Edward C. Green,direttore dell’AIDS Prevention Research Project presso il centro Harvardper gli Studi su Popolazione Sviluppo, il quale ha apertamente affermato che «con la migliore evidenza dobbiamo dare supporto alle dichiarazioni del Papa Benedetto XVI».
Lo stesso Green ha cambiato ha dichiarato: «Diffondevo contraccentivi in Africa. Oggi dico che solo la fedeltà coniugale batterà l’Aids»....
Perché non si rendono noti questi dati?
Se sono sbagliati, si renda noto l’errore e si dica: “il prof. Lelkens ha sbagliato. E vi dimostriamo perché!”
Ma se sono giusti perché si continua su questa strada?
Allora mi chiedo: qualcuno sta giocando con la sicurezza dei giovani.
  • Chi sta truffando i giovani?



  • La Chiesa con le sue teorie retrograde?
  • O i professori sovvenzionati dalle multinazionali produttrici di preservativi?
  • È possibile che nessuno in questi anni si sia degnato di verificare la fondatezza degli studi del professor Lelkens?
  • Chi ha ragione?
E in ogni caso, domandone finale, chi sta giocando con la pelle dei giovani?

venerdì 16 novembre 2012

PINOCCHIO: ..e c'è chi pensa sia solo una favoletta


Qualche tempo fa sentii una barzelletta molto simpatica che faceva più o meno così:

Ci troviamo nell’aldilà. Un ragazzino incontra un vecchietto, fanno amicizia e ciascuno incomincia a raccontare la propria storia.
Il vecchietto esordisce: “Io ero un povero falegname. Ero vecchio e solo. Poi finalmente arrivò a farmi compagnia un bambino. Era molto vivace, poi anche lui se ne andò e non seppi più niente di lui!”
A questo punto il ragazzino dice:“Anche il mio babbo era falegname, era molto povero...”
Il vecchietto trasognante disse: “mio figlio era un bambino molto speciale. Non era come tutti gli altri. Lui era un bambino speciale.”
“Babbino”- gridò il ragazzo.
“Gesù!”- esclamò con le lacrime il vecchietto.

Di Pinocchio in questi 137 anni s’è detto tutto da quando Carlo Collodi (pseudonimo dello scrittore Carlo Lorenzini) scrisse «Storia di un burattino» pubblicato nel 1883 
Tanti hanno voluto trovare di una "chiave di lettura": filosofica, politica, pedagogica, teologica, psicologica, giuridica, etc.

Anche il card. Biffi, arcivescovo emerito di Bologna e fine letterato, analizzò il capolavoro di Collodi secondo una visione “cristiana” (e, tutto sommato non ci stiamo allontanando dalla barzelletta con cui ho esordito).
Avete mai notato che esistono moltissimi punti di contatto tra “Le avventure di Pinocchio” e la Bibbia. Per esempio:
· in Pinocchio esiste una sola figura femminile: la Fata Turchina;
nella Bibbia si parla di più figure femminili, ma in posto di rilievo è quello di Maria;

· in Pinocchio si parla di 4 monete d’oro,
nella Bibbia ci sono 30 denari (ed in entrambi i casi, le monete portano verso cattive vie!)

·  in Pinocchio troviamo il “Grillo Parlante” come simbolo della coscienza, di ciò che “si deve fare ” e ciò che “non si deve fare”, beh, nella Bibbia c'è Mosè e le XII tavole per indicarci le regole!;
· …e Lucignolo? Non potremo vederlo nei panni del diavolo tentatore;
·  ... vi ricordate dove finisce Geppetto? In pancia ad un pescecane.
E il profeta Giona? Dov’era finito? In una balena!;

·  ... il Gatto e la Volpe dopo aver “scucito” le quattro monete d’oro a Pinocchio come si sbarazzano dell’ex burattino? Lo “appendono” ad un albero!
E nella Bibbia come finisce chi ha “maneggiato” i 30denari? appeso ad un albero.

· Pinocchio viene arrestato e finisce davanti ai giudici.
Anche Gesù Cristo finisce davanti a Ponzio Pilato!

· Pinocchio appeso all’albero, capendo oramai di essere in cattive acque esclama: “Babbino, babbino, perché non sei qui!”
Gesù Cristo sulla croce esclama "Eloi, Eloi, lamma sabactani!", "Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?"


Anche Sigmund Freud, che ha messo il ...naso fra i sogni degli esseri umani, pretendendo di decifrarli, poteva forse fermarsi davanti a quel burattino famoso proprio per il suo naso? Certo che no!
E siccome il padre della psicoanalisi è riuscito a trovare anche nei sonni infantili più innocenti , alcuni aspetti legati alla sfera sessuale, ecco dunque che in questo caso, non si discosta dal suo amato leit-motiv intravvedendo in quel “naso che si allunga davanti alla Fata Turchina” quello che noi tutti immaginiamo, alimentando innumerevoli proverbi o storielle popolari di molte regioni della nostra Italia…

Poteva ora mancare una chiave politica?
Pinocchio è di destra o di sinistra? Pinocchio è un ribelle, pertanto è di sinistra!

E infine il guitto corregionale di Collodi, poteva non ficcare in questa storia, anche il suo naso, dopo aver fatto opera di restyling della tragedia della Shoah, nel pluripremiato “La vita è bella”?

Poi c’è qualcuno che attribuisce a Carlo Lorenzini anche la preveggenza degna di Nostradamus…
Avete presente il Gatto e la Volpe che promettono a Pinocchio facili guadagni sotterrando le quattro monete d’oro nel Campo dei Miracoli?

E allora come non cogliere la similitudine quanto mai attuale con la modernissima figura del promotore finanziario e la promessa di facili guadagni “sotterrando” qualche migliaia di euro nel campo della new economy di “Piazza Affari”?
Tali personaggi sono meno truffaldini dei collodiani “Gatto e la Volpe”?
Oppure i “redivivi” Pinocchi sono meno boccaloni? 
Nient’affatto! Il mondo continua a girare nello stesso verso! Gli uni e gli altri continuano ad esistere e… si adeguano ai tempi!

Corsi e ricorsi storici, direbbe qualcuno!
Chissà se Carlo Lorenzini in arte Collodi, nel suo villaggio toscano vicino a Pescia, nel lontano 1881, iniziando con il suo «C’era una volta… ,“Un re” – direte voi!» immaginava quanto sarebbe stata attuale nel III° millennio la sua storia di quel burattino disobbediente?

E pensare che per qualcuno è solo una “storiella per bambini”

mercoledì 14 novembre 2012

UNA MATITA, UNA NONNA E UN NIPOTINO.


[tratto da “Sono come il fiume che scorre” di Paulo Coelho]

 

Il bambino guardava la nonna che stava scrivendo una lettera. Ad un certo punto, le domandò: “Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me?”.
La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote: “È vero, sto scrivendo qualcosa di te.
Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei la usassi tu, quando sarai cresciuto”.
Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunché di speciale. “Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita! . 
Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell’esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo.
  •  Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. “Dio”: ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la Sua volontà.”

  • Seconda qualità: di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura e usare il temperino. È un’azione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.”

  •  Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un’azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia.”

  • Quarta qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque, presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te.”

  • Quinta qualità della matita: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione”