mercoledì 21 marzo 2012

ATTILA DEL XXI° SECOLO!!

Risale a qualche anno fa, una notizia che, certamente, chi ama la Natura e l’Ambiente non s’è lasciato scappare anche se purtroppo non ha avuto (come accade spesso per le "buone notizie"!) lo spazio che meritava.

La notizia riguardava la “scoperta”di un vero paradiso ter­restre sorto negli Stati Uniti lungo il Sa­vannah River, con rigogliose piante tropicali, animali in via d’estinzione qui vivevano e si riproducevano, cervi con corna maestose, trote, cavalli.
Un vero ecosistema nato e sviluppato in piena simbiosi con la Natura più selvaggia e incontaminata!

Beh proprio incontaminato proprio no!

Questo “parco naturale”  altro non è che …una ex fabbrica di materiale nucleare dismessa ed abbandonata negli anni ’80 per effetto dei trattati di produzione delle armi nucleari.


Sembra un ossimoro, ma per effetto della contaminazione… è nato un parco incontaminato!

Questo deve insegnarci che –ahinoi– il vero nemico dell’ambiente è l'uo­mo.


È molto facile fare un’associazione di idee trasportando questo ragionamento “a casa nostra”!

Immaginiamo invece del Savannah River, il golfo dell'Asinara;

tipico asinello bianco
Immaginiamo invece della fabbri­ca di armi nucleare , un carcere di massima sicurezza;

Immaginiamo invece delle piante, dei cervi, dei cavalli, il classico asinello bianco tipico dell’Asinara, il gabbiano corso, mufloni, cinghiali allo stato brado, ettari di macchia mediterranea spontanea… e il risultato non cambia!!


fondale dell'Asinara
Nei lunghi anni in cui l'Asinara è stata “off-limits” per tutti, e le persone che vi mettevano piede non vi andavano ...spontaneamente ed erano ristrette (in qualsiasi accezione del termine!) e pochi, pochissimi altri privilegiati potevano sbarcare su questa splendida isola, il gabbiano corso ed i mufloni hanno potuto proliferare e vivere nel loro ambiente naturale, i caratteristici asinelli bianchi ed altre specie vegetali e animali sono stati al riparo dall’estinzione.
Purtroppo da qualche anno è cessata quella condizione che ha conservato e protetto questa splendida isola nel tempo, ma parallelamente, non sono state fissate regole ferree per le visite e la creazione di un “parco naturale” con visite guidate e, in poco tempo, quello scorcio di paradiso terrestre si è disseminato di “reperti dei visitatori umani”, dimostrando che i veri “Attila” del XX° secolo sono solo i turisti!
Ora il ministro Severino ha avanzato l'idea di riaprire i carceri di Pianosa e Asinara. Beh, l'idea non è malvagia!
Per il bene e la tutela dell'isola dell'Asinara sarebbe un toccasana!





un'insenatura del Golfo dell'Asinara









giovedì 8 marzo 2012

UN MEDICO CI RACCONTA LA PASSIONE DI GESÙ


Alcuni decenni fa, un medico francese, prof. Barbet, ospite del card. Pacelli in Vaticano, raccontò che, in base alle sue ricerche, si poteva essere certi che la morte di Gesù Cristo era avvenuta per “contrazione tetanica di tutti i muscoli” e poi “per asfissia”.
Il card. Pacelli impallidendo, sussurrò: «è la conferma che il figlio di Dio patì sulla croce come preannunciato da Lui stesso ai suoi discepoli sulla via di Emmaus».

Ritornato nel suo studio, il prof. Barbet stese per iscritto un vero e proprio rapporto dal punto di vista medico, della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.
La premessa conteneva un’avvertenza: «io sono un chirurgo, ho insegnato e in questa “veste” ho passato 17anni in mezzo ai cadaveri. Ho avuto modo di studiare e approfondire l’aspetto anatomico. Posso quindi scrivere su questo tema con competenza e senza presunzione».

L’evangelista Luca ci dice che «Gesù entrò in agonìa nell’orto del Getsemani mentre pregava intensamente. Ed emise un sudore misto a gocce di sangue che cadevano fin a terra».
Il prof. Barbet fa notare un particolare: questo fatto è stato riportato solo da Luca che era un medico. E lo fa con la precisione e la competenza dell’addetto ai lavori.
Il sudar sangue o “ematoidròsi”, è un fenomeno medico rarissimo, ma già noto a quei tempi.
Avviene in situazioni estreme: a provocarlo è la spossatezza fisica unita da una violenta scossa morale causata da una profonda emozione o paura.
Il terrore, lo spavento, l’angoscia possono produrre la rottura di vasi capillari che si trovano nelle vicinanze delle ghiandole sudoripare. Il sangue si mescola al sudore e affiora sulla pelle.
Sappiamo bene com’è avvenuto il processo-farsa a Gesù organizzato e messo in scena dal Sinedrio ebraico, l’invio di Gesù a Ponzio Pilato, lo “sballottare” la vittima tra il procuratore romano ed Erode.
Pilato cede e decide di far flagellare il condannato.
I soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi ad una colonna dell’atrio.
La flagellazione consiste nell’essere colpiti con delle strisce di cuoio intrecciate su cui sono fissate due palle di piombo e degli ossicini.
Le tracce evidenti possiamo riscontrarle nella Sindone: la gran parte delle sferzate le troviamo sulle spalle, sulla schiena, nella regione lombare e sul petto.
I carnefici furono due: uno da ciascun lato ma di differente corporatura.
La pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie effetto dell’“ematoidròsi”, si lacera e si spacca e il sangue zampilla.
E ad ogni staffilata il corpo di Gesù viene attraversato da un soprassalto di dolore.
Le forze oramai vengono meno: il sudore freddo gli imperla la fronte, la testa comincia a girare con vertigini e nausea, i brividi gli corrono lungo la schiena.
Crollerebbe in una pozza di sangue se non fosse stato legato in alto con i polsi.
Poi lo scherno dell’incoronazione: intrecciano una “corona” con lunghissime e durissime spine, più dure di quelle dell’acacia che penetrano nel cuoio capelluto (che è una zona molto vascolarizzata che quindi sanguina copiosamente).

Dall’analisi della Sindone riscontriamo un forte colpo di bastone sulla guancia destra che lascia una piaga lacero-contusa, il naso deformato da frattura nell’ala cartilaginea.
Ponzio Pilato presenta alla folla inferocita quell’uomo e lo consegna alla crocifissione.
Caricano sulle spalle di Gesù il braccio orizzontale della croce che pesa una cinquantina di kg.
Gesù cammina a piedi scalzi in un sentiero, lungo circa 600m. è cosparso di ciottoli e spesso cade sulle ginocchia.

Le spalle di Gesù sono già ricoperte di piaghe e quella trave gli scortica ulteriormente la pelle del dorso.
Arrivati sul Calvario, ha inizio la Crocifissione.
I soldati spogliano Gesù. La sua tunica è incollata alla pelle delle spalle. Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva. Levando la tunica (e i carnefici non hanno certo usato pietà e delicatezza!) si lacerano le terminazioni nervose messe allo scoperto nelle piaghe.

Avete mai provato a staccare una garza di medicazione su una ferita? Non avete sofferto voi stessi? Non per nulla quest’operazione – talvolta- richiede di anestetizzare localmente la zona.
I carnefici danno uno strappo violento. C’è da stupirsi che quel dolore atroce non provochi una sincope!
E il sangue ricomincia a scorrere.
Gesù viene steso sul dorso e le piaghe si mischiano alla ghiaia e alla polvere.
Gli aguzzini prendono le misure: un giro di succhiello nel legno per facilitare la penetrazione dei chiodi. Un supplizio aggiunto al supplizio.
Il carnefice prende un chiodo (lungo, appuntito e quadrato) e lo appoggia sul polso di Gesù e con un colpo netto di martello lo pianta saldamente nel legno.
Seguono altri colpi.

Il nervo mediano è stato leso: in quell’istante il pollice di Gesù, con uno scatto, si è messo in opposizione nel palmo della mano.
Un dolore lancinante, acutissimo, diffuso nelle dita che – come una lingua di fuoco – raggiunge la spalla e folgora il cervello. Quando viene leso un fascio di nervi si prova il dolore più insopportabile che si possa provare! Qualche volta si perde conoscenza!
Gesù non perde conoscenza! Il nervo è stato solo sfilacciato. Il tronco di nervi resta quindi a contatto con il chiodo. Quando poi resterà sospeso sulla croce, il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino sul ponticello. E ogni scossa, ogni movimento, provocherà dolori strazianti.
E tutto questo durerà tre ore!

Ovvio che anche per l’altro braccio si ripeteranno gli stessi atroci dolori.
I carnefici impugnano le estremità della croce, sollevano Gesù poi facendolo indietreggiare lo addossano al palo verticale.
Le spalle della vittima hanno strisciato sul legno ruvido.
La testa di Gesù è reclinata in avanti per evitare di toccare il legno con la corona di spine.
Quando prova a sollevare la testa, riprendono le fitte acutissime.
Poi gli inchiodano i piedi.
È mezzogiorno.

Gesù ha sete. Non ha bevuto dalla sera precedente.
Il volto oramai è tirato, è una maschera di sangue. La bocca è semiaperta.
La gola è secca, gli brucia, ma non può deglutire. Un soldato gli tende una spugna intrisa di una bevanda acidula in uso tra i militari.
Atrocità su atrocità.
I muscoli delle braccia ora si irrigidiscono sempre di più, contratti. Deltoidi, bicipiti sono tesi.
Le dita delle mani s’incurvano.
Son gli stessi sintomi di un malato di tetano, in preda a quelle orribili crisi.
È ciò che i medici chiamano “tetanìa”: i crampi si generalizzano in tutto il corpo, i muscoli dell’addome si irrigidiscono, poi quelli intercostali, quelli del collo. Intervengono quindi difficoltà nella respirazione e deglutizione.

Il respiro a poco a poco si fa sempre più corto.
L’aria entra con un sibilo ma non riesce più a uscire.
Il crocefisso può (a malapena!) inspirare ma non riesce a espirare!
Gesù può respirare solo con l’apice dei polmoni.
Ha sete d’aria come un asmatico in piena crisi.
Il volto è pallido. A poco a poco diventa risso, poi violetto, purpureo infine cianotico.
Gesù soffoca.

I polmoni son gonfi d’aria ma non riescono a svuotarsi.
La fronte imperlata di sudore. Gli occhi stanno per uscire dalle orbite.
Tutto questo provoca un dolore martellante.
Lentamente, con un ultimo sforzo, sovrumano, facendo forza sul chiodo dei piedi, cerca di tirarsi su, con piccoli movimenti. (fa leva su un chiodo che trapassa entrambi i piedi; e sfrega il dorso già martoriato sulla superficie della croce, non certo levigata!).

Comunque così facendo allevia la trazione delle braccia.
I muscoli del torace si distendono permettendo una respirazione più ampia e profonda.
I polmoni riescono a svuotarsi.
Il viso riacquista quel pallore primitivo.
Ma questo sforzo dolorosissimo a che serve? Gesù vuole altro fiato per parlare. Deve dire «Padre, perdona loro: non sanno quello che fanno!»
Ma quella posizione non può essere mantenuta a lungo. Il corpo ricomincia ad afflosciarsi e l’asfissia riprende.

Gesù ogni volta che vuole parlare deve sottoporsi a questa pratica: sollevarsi appoggiandosi sui chiodi dei piedi. E sono state tramandate sette frasi pronunciate da Gesù sulla croce.
Inimmaginabile.
Sciami di mosche, verdi e blu, come nei mattatoi, ronzano attorno al suo corpo. Ma lui non può neppure scacciarle.
Il cielo si oscura. Il sole si nasconde e la temperatura si abbassa.
Sono le tre del pomeriggio.
Gesù di quando in quando si risolleva per respirare.
Una tortura che dura tre lunghissime interminabili ore.
Tutti i suoi dolori, la sete, i crampi, l’asfissia, i nervi mediani che vibrano ora gli hanno strappato un lamento: «Eloì, Eloì, lamma sabactani??».
Poi l’ultimo fiato nei polmoni per dire «tutto è compiuto! Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito!!».

...detto questo spirò!

giovedì 9 febbraio 2012

FOIBE: PER NON DIMENTICARE

Con la legge n° 92 del 30/04/04, è stato istituito per il 10 febbraio il «Giorno del ricordo» per rinnovare la memoria di una grandissima tragedia che colpì gli italiani, tenuta -purtroppo- nascosta per decenni: le foibe titine.

 3 5 0 . 0 0 0 esuli istriani, giuliani e dalmati furono cacciati costretti a lasciare le loro terre ed i loro averi e sottoposti alle angherie del regime comunista di Josip Broz (conosciuto ai più con il famigerato soprannome di Maresciallo Tito) e poi barbaramente trucidati.
Questa ricorrenza assume un valore ancora  più profondo, per sottolineare l’importanza di una memoria condivisa e di una coscienza di popolo.
Dietro le foibe c’è una lunga storia di deportazioni, di omicidi, di violenze, di repressione, di pulizia etnica, di crudeltà, di barbarie.
Il “giorno del ricordo” ci deve aiutare anche a non dimenticare la viltà dei sindacalisti della Camera del Lavoro di Bologna che coi fatti e scientemente impedirono la sosta del treno carico di profughi istriani affamati e assetati, diretti a Roma.
Un giorno per non scordare l’oblio che, per oltre mezzo secolo,  la Storia e le Istituzioni volutamente hanno fatto cadere su questo  il tragico fatto.

Addiritttura qualche politico di caratura nazionale ha ammesso candidamente di aver saputo di questa tragedia solo qualche anno fa!
Nel clima di vendetta che seguì l’armistizio dell’8 settembre del ’43, si registrò il primo fenomeno di foibe, in Istria e in Dalmazia, con l’uccisione da parte dei titini di alcune centinaia di italiani.
Come scrive Gianni Oliva, gli ordini di Tito e del suo ministro degli esteri Kardelj non si prestavano a equivoci: «Epurare subito, Punire con severità tutti i fomentatori dello sciovinismo e dell’odio nazionale».
Il movimento partigiano di Tito scatenò un’ondata di violenza nella zona di Trieste, nel Goriziano e nel Capodistriano che causò centinaia di esecuzioni sommarie immediate nelle foibe e deportazioni nelle carceri e nei campi di prigionia (tra i quali va ricordato quello di Borovnica).
Il 25 aprile a Trieste fu l’inizio di un incubo per coloro che sognavano un’Italia libera dagli orrori della guerra e delle dittature. Un sogno infranto vigliaccamente nella più totale indifferenza del mondo, e, nella disattenzione della politica e della storia.

Il rituale era ben definito: gli aguzzini, non paghi dei maltrattamenti già inflitti, bloccavano i polsi e i piedi tramite filo di ferro ad ogni singola persona con l’ausilio di pinze e, successivamente, legavano gli uni agli altri con lo stesso fil di ferro formando gruppi di circa venti persone.Venivano poi portati sull’orlo della voragine della foiba.
Qui i massacratori si “divertivano” a sparare soltanto al primo malcapitato del gruppo (mettendo anche in atto una sorta di ...“economia”) che ruzzolava rovinosamente nella foiba trascinando con sé -in un tragico effetto domino-  anche gli altri.
Un rituale tragico e barbarico (che prevedeva un epilogo macabro e dissacrante: il lancio nella foiba di un cane nero sgozzato) con il quale sono stati trucidate varie decine di migliaia di esseri umani: il tutto a guerra già finita!!!
Ce lo racconta Graziano Udovisi, unico superstite e testimone diretto del terrore titino che riuscì a liberarsi e risalire da una foiba.
A cadere dentro le foibe furono indistintamente cattolici, liberaldemocratici, fascisti, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini.
La persecuzione degli italiani durò fino al '47, soprattutto nella parte dell'Istria più vicina al confine e sottoposta all'amministrazione provvisoria jugoslava.
«Fu una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare i non comunisti dalla futura Jugoslavia».
La persecuzione proseguì fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia.
Come ricorda lo storico Giovanni Sabbatucci, la classe dirigente politica del tempo considerò i profughi dalmati “cittadini di serie B”, e non approfondì la tragedia delle foibe.
È una ferita ancora aperta “perché, ricorda ancora Sabbatucci, è stata ignorata per molto tempo. Occorre adesso l’elaborazione di una delle pagine più angoscianti della nostra storia”
CHE COSA SONO LE FOIBE


Il termine “foiba” è una corruzione dialettale del latino “fovea”, che significa “fossa”.

Infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, di origine naturale con ingresso a strapiombo, create dall’erosione di corsi d’acqua molto diffuse soprattutto nella provincia di Trieste, nelle zone della Slovenia già parte della scomparsa regione Venezia Giulia nonché in molte zone dell'Istria e della Dalmazia nell'altopiano del Carso. Esse possono raggiungere i 200 metri di profondità.
In Istria sono state registrate più di 1.700 foibe.
La foiba più famosa è quella di Basovizza che in origine era un pozzo minerario. esso divenne nel maggio del 1945 però  un luogo di esecuzioni sommarie per prigionieri, militari, poliziotti e civili, da parte dei partigiani comunisti di Tito, dapprima destinati ai campi d'internamento allestiti in Slovenia e successivamente giustiziati a Basovizza.
Nel 1980, dopo un interminabile silenzio di circa mezzo secolo, a seguito all'intervento delle associazioni combattentistiche, patriottiche e dei profughi istriani-fiumani-dalmati, il “pozzo di Basovizza” e la Foiba n.149 vennero riconosciute quali monumenti d'interesse nazionale.
Basovizza, sito nel comune di Trieste, divenne il memoriale per tutte le vittime degli eccidi per mano dei carnefici comunisti titini tra il 1943 e 1945.
Il giusto e doveroso omaggio delle più alte cariche dello Stato, giunse nel 1991, anno cruciale per la dissoluzione jugoslava e dell’Unione Sovietica, quando a Basovizza si recò l’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga.
Due anni più tardi il successore Oscar Luigi Scalfaro, dichiarò la Foiba di Basovizza “monumento nazionale”.

9 FEBBRAIO: GIORNATA NAZIONALE DEGLI STATI VEGETATIVI


Nel 2011 il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della Salute approvò la direttiva che indìva per il 9 febbraio la Giornata nazionale degli Stati vegetativi.
Eugenia Roccella, allora sottosegretario alla Salute, dichiarò “è molto importante, in particolare in questo momento di acceso dibattito, che il 9 febbraio sia fissata una Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi”.

Alcune associazioni dei familiari di persone che vivono in questa condizione e che hanno lavorato al “Libro Bianco” del Ministero della Salute hanno fortemente ispirato questa giornata.
La data scelta non è una ricorrenza casuale: il 9 febbraio 2009 moriva infatti una ragazza-simbolo di questo particolare stato  di salute, Eluana Englaro, affetta da disabilità grave, la cui vita fu interrotta con una decisione della magistratura.

Il ricordo di Eluana quindi potrà essere un momento di condivisione, di riflessione, un’occasione preziosa per ricordare a tutti noi quanto sia degna l’esistenza di tutti coloro che vivono in stato vegetativo ma non hanno voce per raccontare il loro attaccamento alla vita, una giornata per fare il punto scientifico sui progressi della medicina in questo campo.

Il 9 febbraio 2009 quella vicenda sconvolse l'Italia e scatenò un acceso dibattito politico.
Dopo 17 anni di stato vegetativo causato da un incidente stradale, Eluana moriva in una clinica di Udine dopo una lunga battaglia legale e mediatica del padre Bepino  per ottenere dal tribunale l’autorizzazione di interrompere la nutrizione artificiale.
Quest’occasione -miracolosamente- riunì trasversalmente molte forze politiche che -per un giorno- abbandonarono l’ascia di guerra: Domenico Di Virgilio, vice presidente del gruppo Pdl alla Camera, Antonio Mazzocchi questore alla Camera, Massimo Polledri della Lega Nord, Paola Binetti, Luisa Santolini deputate dell’Udc e Roberto Rosso e Aldo Di Biagio deputati del Fli in un comunicato congiunto hanno riconosciuto che “la giornata sugli stati vegetativi del 9 febbraio, istituita in occasione del I° anniversario della morte di Eluana Englaro, è l’occasione giusta per ribadire la necessità di colmare un vuoto legislativo in materia di Dichiarazioni anticipate di trattamento”.
“Si tratta di un passaggio indispensabile dopo l’intervento, poco opportuno della magistratura, che ha innescato con il caso Englaro un conflitto di competenze tra la magistratura e il Parlamento che è l’unica istituzione cui la nostra Costituzione riconosce il diritto a legiferare. L’obiettivo che ci proponiamo noi, sostenitori del cosiddetto testamento biologico”, evidenziarono i parlamentari bipartizan “è quello di dare uno strumento legislativo che rispetti il principio di autodeterminazione, volto sempre e solo alla salvaguardia della vita, senza avallare un presunto diritto alla morte”.
Bepino Englaro, papà di Eluana, che per anni si è battuto per interrompere la nutrizione artificiale alla figlia, non ha affatto gradito questa decisione del Governo definita “inopportuna e indelicata” vista la coincidenza di quell’anniversario e al
Corriere della Sera rilasciò un'intervista per dire: “Non sono passati due anni, ma diciannove anni da quando mia figlia è morta”.

Diversi sono gli appuntamenti, in tutta Italia, in questa giornata del 9 febbraio, per ricordare la triste vicenda di Eluana e favorire il dibattito su queste delicate tematiche per non parlare più di “stato vegetativo permanente” perché non può “essere escluso in assoluto un miglioramento delle funzioni cognitive, anche a distanza di molti anni dall'evento acuto”.

Le associazioni dei familiari esprimono la propria soddisfazione per l'istituzione di questa giornata.
Paolo Fogar, presidente della Federazione nazionale associazioni trauma cranico: «è importante perché la conoscenza non è mai troppa. E queste giornate servono anche a stimolare la ricerca, un aspetto su cui le famiglie puntano molto. Speriamo che il ministero promuova anche la giornata del trauma cranico, che celebriamo da 13 anni».
Anche Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma, vede la giornata come un’occasione «per approfondire queste tematiche e lanciare un messaggio di pacificazione dopo la sofferta vicenda di Eluana, che ha diviso le coscienze».
Questa giornata servirà anche «a dar conto della realtà delle famiglie e dei loro pazienti senza pregiudizi e ideologia. Intitolare la giornata alla memoria di Eluana significa non farla morire mai».

Con la scelta del 9 febbraio, anniversario della morte di Eluana, il suo ricordo non sarà più una memoria che divide ma un momento di condivisione per un obiettivo che ci unisce tutti. Significa riconoscere la dignità dei pazienti e portare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla loro condizione.

giovedì 26 gennaio 2012

LA BANDIERA EUROPEA!

Giovedì 10 luglio 2003 a Bruxelles fu presentata la bozza definitiva della Costituzione d’Europa. 
Si notò immediatamente che non erano state menzionate le radici europee nel Cristianesimo, provocando le (ben giustificate!) polemiche e la protesta della Santa Sede.
Ma alla base di tutto c’è tanta ignoranza.
Quella stessa costituzione, nel definire i propri simboli, ribadisce solennemente che la bandiera europea è azzurra con dodici stelle disposte a cerchio.
La bandiera dell’Europa –pertanto– è
lapalissianamente ispirata alla corona della Vergine
Ebbene
sì, sia i colori, che i simboli, che la loro disposizione in tondo, vengono direttamente dalla devozione mariana, sono esplicito omaggio alla Vergine.
Le stelle infatti sono quelle descritte nell’Apocalisse: “nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” ( Ap 12,1-2).
Quella donna vestita di sole, per la tradizione cristiana, è la Madre di Gesù.
Anche i colori derivano da quel culto: l’azzurro del cielo e il bianco della purezza verginale. Nel disegno originario infatti le stelle erano d’argento e solo in seguito hanno preso il colore d’oro.
Insomma, anche se ben pochi lo sanno, la bandiera che sventola su tutti gli edifici pubblici dell’Unione Europea sono invenzione di un pittore che si ispirò alla sua fervente devozione mariana.
(ma non ditelo dell'Alta Corte Europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo che –accogliendo il ricorso presentato da Soile Lautsi–  sancì di togliere i crocifissi cattolici dalle aule scolastiche).
La vicenda inizia nel 1949 quando a Strasburgo fu costituito un primo “Consiglio d’Europa” e l’anno dopo il Consiglio bandì un concorso aperto agli artisti europei per una bandiera comune.
Alla gara partecipò Arsène Heitz, che – come molti cattolici – portava al collo la “Medaglia Miracolosa” coniata in seguito alle visioni di santa Catherine Labourè.
Arsène Heitz nutriva una speciale venerazione per l’Immacolata. Il bozzetto, con sua sorpresa, vinse il concorso, perché il presidente della commissione (che non conosceva le origini del simbolo) fu profondamente colpito dai colori.
In una prospettiva di fede è felicemente simbolica questa unione di richiami cristiani ed ebraici.  Anche il numero delle stelle sembra collegare direttamente le due fedi: dodici i figli di Giacobbe e le tribù di Israele e gli Apostoli di Gesù.
Nel 1955 il bozzetto fu adottato definitivamente come bandiera della nuova Europa.
Dunque, il giudeo-cristianesimo, è indubbiamente nelle radici dell’Unione Europea.
A conferma dell’ispirazione biblica e al contempo devozionale del simbolo, il pittore riuscì a far passare la sua tesi, quando gli Stati membri erano ancora soltanto sei: sostenne che il dodici era, per la sapienza antica, un simbolo di “pienezza” e non doveva essere mutato neppure quando i membri avessero superato quel numero.
E questo è stato definitivamente stabilito dalla nuova Costituzione.
Poi ci sono altri dettagli: la seduta solenne nella quale la bandiera fu definitivamente adottata, nel 1955, si tenne in un giorno determinato (casualmente!!) solo dagli impegni politici dei Capi di Stato: quel giorno era un 8 dicembre, quando cioè la Chiesa festeggia la festa dell’Immacolata Concezione .
Che combinazione!!!!
O forse un segno discreto ma preciso affinché proprio Maria sia venerata da tutto il Continente come “Regina d’Europa”

lunedì 23 gennaio 2012

Il sangue di mio figlio!


Era un tardo pomeriggio di un venerdì primaverile. Gwon era appena uscito dall’ufficio. Iniziava a pregustare un week-end tutto da dedicare alla sua famiglia.
Sintonizzò la radio nella sua stazione preferita, raccontavano di una strana influenza di tre persone in un lontano paese.
Non diede molta attenzione a quella notizia, cambiò subito stazione, era un venerdì pomeriggio... era finita un’intensa settimana lavorativa e voleva rilassarsi con un po’ di musica allegra.
Il lunedì, quando si svegliò, sentì in tv che non erano soltanto 3, ma erano già 30.000 i morti tra le colline remote dell'India orientale.
L’Istituto Superiore per il controllo della Sanità degli Stati Uniti, avevano già iniziato a svolgere le prime indagini preventive al riguardo.
Il martedì era diventata la notizia più importante della prima pagina di tutti i giornali.
I tg aprirono con vari servizi su questa epidemia.
Oramai non era solo circoscritta all’India, ma velocemente venivano a galla casi sospetti anche nel Nepal, Cambogia e Laos. La notizia s’era divulgata in tutto il mondo.
Nessuno capiva come era nata e quindi come la controllarla!
La chiamarono subito “l’influenza misteriosa”.
Il panico investì subito l’Europa che -per precauzione- decise di chiudere le frontiere .
Ignota anche la sintomatologia.
I telegiornali dicevano che per la prima settimana non ti rendi conto di averla, poi si scatena con dolori terribili alle articolazioni e …poi… dopo 2giorni muori.
La Spagna fu il primo stato a chiudere le frontiere a tutti i cittadini partiti da più di 1mese.
L’indomani, il presidente degli Stati Uniti spiegò alla popolazione la necessità di chiudere le frontiere, per evitare il contagio nel paese, almeno fino a quando non avrebbero elaborato la cura...
Nei giorni seguenti la gente si riuniva nelle piazze per pregare o per cercare di organizzare associazioni.
Una mattina, entrò in un locale un signore trafelato: “Accendete la tv e ascoltate la notizia!!”:
due donne erano morte a New York. Nonostante la chiusura delle frontiere e l’embargo, il virus era arrivato in U.S.A.
Ormai “l’influenza misteriosa” aveva contagiato il mondo.
Gli scienziati continuarono a cercare l’antidoto, però brancolavano nel buio più totale e sapevano che ogni secondo che passava, centinaia di persone erano infettate da virus.
Niente sembrava funzionare.
Da un laboratorio del Minnesota arrivò la notizia tanto attesa: era stato decifrato il codice genetico del virus. Si poteva iniziare ad elaborare un antidoto.
Ma per far questo c’era bisogno del sangue puro di qualcuno che non fosse stato mai infettato. La notizia si diffuse: tutti corrvano all’ospedale più vicino per fare degli esami del sangue.
Gwon andò con tutta la famiglia. Con lui anche i suoi vicini.
Un misto di paura e speranza s’impossessò di tutti domandandosi: "che cosa succederà? Sarà così che finirà il mondo?"
All’ospedale, dopo gli esami, uscì un dottore gridando un nome. Il più piccolo dei figli di Gwon afferra il papà per il giubbino e dice: “Papà… perché hanno detto il mio nome!”.
Prima che Gwon potesse reagire, gli tolsero suo figlio da vicino.
Lui gridò: “ASPETTATE!...” o forse ebbe solo la sensazione di gridare.
Infatti quelle parole rimasero impigliate fra le sue corde vocali.
Li seguì. I dottori –con il figlio di Gwon per mano – risposero: “Il suo sangue è pulito, il suo sangue è puro. Siamo salvi. Tutto andrà bene…”.
Dopo 5 minuti i dottori uscirono gridando e ridendo.
Ed era la prima volta che si sentiva ridere o anche sorridere qualcuno in quella settimana.
Il dottore più anziano si avvicinò a Gwon e disse: “Grazie, signor GWON! Il sangue di suo figlio è purissimo, si può fare l'antidoto.. siamo davvero salvi!”.
La notizia si divulgò in pochi secondi in tutto il mondo.  
Qualcuno piangeva, altri gridavano di felicità.
Allora il dottore si avvicinò a Gwon e disse: “Possiamo parlargli per un momento? È.. che …beh …non potevamo sapere che il donatore ….sarebbe stato un bambino e ….beh … sa… per questioni burocratiche… la privacy …etc … sa com'è, abbiamo bisogno che firmiate queste carte per donare il sangue di vostro figlio”.
Mentre legge il foglio gli viene in mente che in più di dodici pagine non è specificata la quantità di sangue e allora chiese: “ma dottore, quanto sangue verrà tolto?”.
Il sorriso del dottore si appannò sul suo viso come il sole attraversato da una nube scura.
Il dottore deglutì e rispose tutto d’un fiato, guardando un punto indefinito avanti a sé fuori dalla finestra: “Noi non pensavamo che sarebbe stato un bambino.
Noi non eravamo preparati.
Noi lo dobbiamo usare tutto!...”
Gwon cercò di reclamare: “come tutto? … ma scherziamo? … no...”.
Il dottore non lasciò tempo: “forse lei non ha inquadrato la questione…. Suo figlio è l'unico con il sangue non contaminato!! Lo capisce, stiamo parlando della cura per tutto il mondo? Per favore …la prego… in nome della scienza! firmi, noi abbiamo bisogno di tutto il sangue di suo figlio...”
Allora Gwon chiese: “però … non potete fargli una trasfusione?”
E la risposta fu: “sì, se trovassimo altro sangue puro lo faremo... altro sangue puro e compatibile con il gruppo Rh di suo figlio”
In silenzio Gwon non sente più le dita della mano che stringono la penna.
“FIRMI. La prego!”
Poi sente: "Vuole vedere a tuo figlio?"
Cammina fino alla sala di emergenza.
Nel corridoio lo raggiungono la moglie e una figlia.
Arrivano alla sala.
Il figlio seduto sbarrò gli occhi: “Papà! Mamma! Ma che succede?”
Gwon prese la sua mano e cercando di sorridere disse: “Figlio mio, tua madre e io ti amiamo tantissimo, lo sai? Ti amiamo e mai permetteremo che ti avvenga qualcosa che non sia necessario, capisci questo?”
E quando ritornò il dottore disse: “Mi dispiace …ma dobbiamo incominciare presto, persone in tutto il mondo stanno aspettando”...

Che avresti fatto, tu, mentre tuo figlio, su un lettino ti dice: ”Papà… Mamma… perché mi abbandonate?..”
Tu … tu che ora leggi queste righe … te ne saresti andato?
Tu avresti potuto voltare le spalle e lasciare tuo figlio lì?....
Beh … siamo sinceri, Gwon poteva dire, “al diavolo l’influenza misteriosa… ora me lo porto in casa… lo chiudo in una stanza sicura… mio figlio deve vivere … mi spiace per il resto del mondo”.

Gwon non ce la fa. E non puo’ fare altro che salutare suo figlio che s’allontana nella barella.
La settimana dopo, predispose una cerimonia funebre per onorare tuo figlio, che aveva salvato tante vite.
Ma c’è poca gente.
È una bellissima giornata.
Qualcuno che dormiva a casa sua, altri preferirono andare a passeggiare o vedere una partita di calcio.
Altri vennero alla cerimonia, con un sorriso falso e facendo finta di essere interessati. Ma poi scalpitavano e guardano l’orologio ripetutamente.

Gwon avrebbe voluto fermare tutta la cerimonia e gridare: “forse non ve lo ricordate più, ma… mio figlio è morto per voi!!!! Per caso non vi importa?...”

Ecco… a volte è proprio questo quello che Dio ci vuole dire: “Forse non ti ricordi più che mio figlio è morto per voi. Non riuscite a capire quanto vi amò?”

È curioso vedere come è semplice per le persone prima rifiutare Dio, e dopo chiedersi perché il mondo va di male in peggio.

È curioso vedere come crediamo ciecamente a tutto quello che leggiamo sul giornale, però siamo pronti a contestare anche le virgole di quanto sta scritto sulla Bibbia.
È curioso come ci sforziamo –giorno dopo giorno– ad accumulare beni terreni e non ci dedichiamo neanche un minuto a fare tesoro delle cose celestiali.
È curioso come qualcuno dice: “Io credo in Dio”, però poi con le sue azioni dimostra che segue ben altri scopi.

È CURIOSO, VERO??
Più curioso è vedere un cristiano così fervente la domenica, ed essere poi un cristiano invisibile il resto della settimana.
È curioso che quando finisci di leggere un articolo di gossip o una partita della tua squadra, sei pronto a commentarlo con tutti gli amici e i colleghi di lavoro e il lunedì non senti la stessa necessità di commentare la Parola della domenica, semplicemente perché … beh non sei sicuro di quello che loro credono, hai paura di urtare la loro sensibilità o… hai paura di ciò che andranno a pensare di te.

È curioso che noi ci preoccupiamo di quello che la gente pensi di noi, piuttosto di quello che DIO pensi di noi.
È CURIOSO, VERO??