Un recente studio statistico ha
evidenziato che il marchio “Made in Italy” è il più noto e apprezzato al mondo
dopo quelli della Coca-Cola e della Visa! Basterebbe questo per illuminare
molte menti (che invece restano obnubilate nella loro nebbia saccente!)E in questa speciale classifica risulta il ..."number one" al mondo come identificatore di Paese.
E se per la tecnologia, ci si affida a occhi chiusi al “made in Japan”, per lo stile, la classe, lo charme, un solo nome risuona all'unisono: il MADE IN ITALY!
Sull’intero pianeta Terra (per adesso?), da Tokio a Los Angeles, da Stoccolma a Malindi il “made in Italy” è una garanzia di qualità.
Dovremmo quindi stendere chilometri di tappeto rosso (pardon“red carpet”!!) per l’unica voce (insieme al turismo che però sta cedendo!) della nostra economia che continua a far tenere alto il nome della nostra amatissima Patria nel mondo. La moda, le auto di lusso: sono sinonimo della fantasia italiana.
Prendete "brand" italianissimi come Buitoni, Zoppas, Peroni, Algida, Gancia, Star, Valentino, Sanpellegrino, Riso Scotti, Loro Piana, Pomellato, Safilo, Fendi, Lamborghini. Made in Italy? Macchè!
A brevissimo tempo li seguì Bernard
Arnault, che annunciò il suo espatrio. Arnault non è certo un Carneade
qualunque! È il manager di LVMH (ovvero “Louis Vuitton Moët Hennessy S.A.”) un
impero che raggruppa il gotha dei maggiori brand del lusso nel mondo del
calibro di Hennessy, Krug, Mercier, Moët et Chandon, Dom Pérignon, Veuve
Clicquot, Bulgari, De Beers Diamond Jewellers, Dior Watches, TAG Heuer, Hublot,
Dior, Louis Vuitton, Fendi, Donna Karan, Givenchy, Kenzo, Loewe, Marc Jacobs,
Bvlgari, Parfums Christian Dior, Guerlain, Parfums Givenchy, Kenzo Parfums,
Acqua di Parma (e molti altri marchi prestigiosi!...).Se sei ricco, sei anche un ladro bastardo, un evasore fiscale che merita anni di galera a pane e acqua.
Se sei famoso, se sei ricco, devi spiegarci come hai scalato la vetta del successo!!
Ecco infatti che -per fare un esempio recente!- Gaetano Ruta, pubblico ministero presso il tribunale di Milano, ha chiesto una condanna a due anni e sei mesi di carcere. Secondo l’accusa i due designer avrebbero costituito una società in Lussemburgo, la Gado, proprietaria dei marchi del gruppo e di fatto gestita in Italia, al fine di ottenere risparmi fiscali. Dolce e Gabbana sono stati accusati di non aver dichiarato tasse sulle royalties per circa un miliardo di euro.
O forse la bella foto in prima pagina nei quotidiani per il procuratore “coraggioso”?
Ci sarebbe da ridere se non fosse tutto così folle.
Sbattiamo in galera Dolce&Gabbana. E visto che ci siamo, diamo pure l’azienda in mano a qualche ragioniere nominato dal Tribunale. E passi se “l’azienda” in questione non è il negozietto del verduraio sotto casa ma un brand che il mondo intero ci invidia!).
Il discorso non cambia per molti altri “brand”: Facebook, Microsoft, Twitter, Intel, Paypal e Tesla.
E perché? Semplice: gli americani sanno come difendere il “made in U.S.A.”!
E noi? Con il marchio che il mondo ci invidia che facciamo? Li inseguiamo minacciando la galera.
Ma andiamo oltre.
Il mercato dell'auto di lusso. Per le Highways, nella 5thAvenue, o davanti al “Dolby Theatre” di Hollywood, se non si vuole passare inosservati con quale macchina è bene arrivare? Ferrari? Lamborghini? Maserati? What else? In Europa, il settore dell’auto fa segnare il diciottesimo calo consecutivo (dati diffusi dall’Acea, riguardanti il mese di Marzo 2013).
Il presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di autoveicoli, Filippo Pavan Bernacchi, ci ricorda però che “lo spauracchio del superbollo e la spettacolarizzazione nei controlli anti-evasione stanno distruggendo un settore, quello delle auto di lusso, che da sempre parla italiano”.
Le scelte intraprese dal Governo hanno letteralmente terrorizzato i potenziali clienti. E chi possiede queste vetture o cerca di sbarazzarsene, soprattutto all’estero, o le tiene in garage per paura di essere fermato e fatto oggetto di indagini plurime…
Rispetto al pari periodo del 2011, Ferrari ha avuto un calo del 51,5% e Maserati, -70%.
E ovviamente sono in agguato le lettere di licenziamento.
Altro che coccolare gli imprenditori che fanno brillare il nome della nostra nazione.
Loro sono ricchi e non meritano rispetto.
La proprietà è un furto e l’imprenditore è il nostro acerrimo nemico.
Arriva poi a conferma di quanto detto che la Suprema
Corte di Giustizia Italiana ha assolto Domenico
Dolce e Stefano Gabbana dall’accusa
di evasione fiscale perchè il fatto non sussiste.
Il fatto non sussiste. Quindi non c’è stata evasione fiscale.





















